Il vizio del fumo

Ciao bimbi! Nonno Tritolo è un ergastolano con la passione dei racconti. In galera le sue fiabe hanno molto successo e pertanto ho pensato che, se piacciono a dei brutti ceffi come i suoi compagni di cella, forse possono piacere anche a voi. Fatemi sapere se le gradite, così quando lo vado a trovare, me ne faccio raccontare altre!

Il Vizio del Fumo

C’era una volta un bambino che aveva il brutto vizio del fumo. Non puoi avere un altro vizio come tutti i bambini normali? Gli diceva la mamma. Che so, mangiare merendine di nascosto, rincoglionirsi col cellulare o i videogiochi? No mamma, rispondeva il bambino, io da grande voglio essere tale quale a papà.

Era proprio al papà che il bambino rubava le sigarette, perché in questo paese liberticida non viene lasciata libertà ai bambini di comprare ciò che desiderano, e quando le fumava si metteva la canottiera bianca, proprio come il suo papà. Vuoi fare la fine di tuo nonno? Gli diceva la mamma, che tossiva e sputava sangue? No voglio essere come a papà che rapina le banche e fuma le sigarette.

Purtroppo bambini, come già accennato poc’anzi, questo bambino non viveva in un paese libero e nemmeno il suo papà, infatti la cosiddetta giustizia perseguitava lo spirito imprenditoriale del suo papà, che venne un giorno arrestato e condannato a vent’anni, pensate un po’, solo per una manciata di rapine a mano armata (e qualche colpo di arma da fuoco, che per malevola sfortuna era andato a segno).

Vedendo il padre in manette al processo, al povero bambino vennero i lucciconi agli occhi. E le sigarette, adesso? Piagnucolò il bambino. Le sigarette, adesso, un cazzo. Gli rispose amorevole la mamma.

Costretto a smettere di fumare il bambino cadde in una spirale pericolosissima: prese il vizio di studiare.

Vuoi un po’ di droga invece della merenda? Gli chiedeva la mamma. No mamma, adesso ho matematica. Andiamo a rubare le offerte in chiesa? Insisteva la mamma. No mamma, domani ho verifica di storia. La mamma si disperava e lo portava dallo psicologo, ma la cura non si trovava, lo portava dall’esorcista, ma non se ne veniva a capo. In men che non si dica il bambino conseguì una laurea in giurisprudenza e iniziò la carriera da avvocato.

Vuoi una sigaretta? Gli chiese il padre appena uscito di galera. No, ho smesso, rispose il bambino, che ormai era un avvocato coi controcazzi. Il papà dalla sua risposta capì al volo che era proprio lui che gli aveva rubato tutte quelle sigarette e capì inoltre che aveva ingiustamente picchiato la mamma per anni. Fu allora che diede un sonoro ceffone al bambino.

Il bambino, con l’aiuto di alcuni testimoni compiacenti, denunciò il padre per percosse e, in virtù dei precedenti, lo fece condannare ad ulteriori anni due di detenzione.

La notizia ebbe una certa eco sui giornali, ma come è giusto che sia, venne dimenticata in fretta.

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