Chicago October 18, 2014 -RAPIDITÀ

Chicago Slow Down

Divagazioni Americane

“Pentitevi dei vostri peccati! Accettate Gesù!” grida nel megafono il tizio col cartello giallo “Chi non lo fa, finirà all’infernooooo!” in mezzo alla Michigan che vomita auto, ambulanze, tonnellate di pedoni affamati di shopping, macchine da cucire d’epoca ci guardano da una vetrina di cento metri quadrati, homeless accatastati ovunque si preparano alla notte nei cartoni, l’elicottero arancione fa su e giù tra i palazzi ed atterra in strada, aggancia elementi di caldaia e li porta in cima ad un grattacielo. In un angolo ragazzi per bene bevono alcol da un sacchetto di carta, nei locali come dice il cartello non si può entrare portando guns. Tutto corre sotto la pioggia.
“Dove posso trovare la stazione dei treni?” mi chiede un ragazzo con la maglia da hockey, la sua squadra ha giocato ieri a Chicago, chissà se ha vinto o perso, “Non so come aiutarti, sono italiano”, mi ringrazia e mentre inizia ad andare mi chiede (si chiede?) “italiano???” come a dire “Che ci fai qua?”
Good question, amico mio. Qua si corre troppo, anche per un sabato. E allora mi butto al Millenium Park dove gruppi di adolescenti si sfidano in una gara di cori a cappella.
Meraviglia.
In questo cazzo di frullatore color acciaio e vetro, questi cantano da dio e ti portano in paradiso camminando sul pentagramma. Alle mie spalle un fottuto fagiolo alieno gigante riflette la skyline, distorce, attira la gente come uno specchio in una gabbia di gorilla, tutti a vedere dove sono in quell’universo di metallo lucido e a fare ciao con la mano e a scattare milioni di foto, tutte brutte, forse una o due no.
Io, gorilla tra i gorilla, studio il fagiolo, faccio ciao e faccio le mie cazzo di foto. La luce è una merda, fa freddo, sono un fotografo scadente. Foto di merda. Tutte.
Fa un freddo che taglia nella Città Ventosa e l’acqua, piano piano, smette di allagarci le giacche. Sono impacciato coi dollari, per non parlare delle monetine. Che cazzo è un “Dime”?
Runners. Branchi di runners che sgroppano. Runners solitari che si infilano tra gli alberi quando inizia a calare la sera. Alberi dalle foglie giallo acceso oppure rosso vivo, accompagnano il sole a fanculo, chiudendo questa giornata così veloce.
Gesù a pochi metri dall’hotel, non può che essere lui, mi fa trovare il suo consiglio su di un cartello stradale: “Rallenta!”.
Faccio di più. Mi fermo.
Buonanotte.

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