Nonno Cesare

Da qualche tempo il Gran Comandante Cesare, mio padre, viene a trovare suo nipote. La cosa, già di per sé singolare, è resa eccezionale dal fatto che viene senza guardie del corpo. Come un piccione qualunque.

Lui, che non è mai stato un campione di socievolezza, in compagnia di Ciuffo si trasforma in un normalissimo nonno: passeggia a lungo con lui sui cornicioni chiacchierandoci di chissà cosa, lo porta a volare chissà dove, gli permette di fare ciò che io e Guglielmina non gli permettiamo.

E Ciuffo, quando Cesare se ne va, parla sempre del nonno, delle cose che hanno fatto, di quello che gli ha detto. Qualche volta, lo ammetto, mi scopro un po’ geloso. Altre volte un po’ preoccupato: il Vecchio sembra aver perso lo smalto di un tempo.

Questa sera, poco prima di metterci a dormire, Ciuffo mi ha chiesto: “Papà, è vero che tu sei il migliore Gran Comandante che possiamo avere?”

Ho riso: “Il Gran Comandante è uno e uno solo: Cesare. Tuo nonno.”

“E’ quello che ho detto al nonno, ma lui ha detto che è solo questione di tempo…”

Ho detto a Ciuffo di dormirci su e di non pensarci. Poi non ho chiuso occhio tutta la notte.

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