Le libere donne di Magliano

Il Caso vuole che proprio oggi, 8 Marzo, mi trovi ad aver finito questo bellissimo libro.

Libere? Le matte rinchiuse in un manicomio? Le suore costrette ad accudirle giorno e notte, tra urla, sputi e botte? Le infermiere, alle quali la legge di allora proibiva di sposarsi?

Libere, libere eccome e belle, in questa libertà, di essere quello che hanno bisogno di essere.

Tre universi apparentemente scollegati, ma intimamente interconnessi: le matte sono lì dentro per i più svariati motivi. Molte sono lì solo per sfuggire a un mondo ostile, violento, atroce.

Le suore, severe, ma amorevoli. Umane, sotto il velo, e sinceramente dedicate alla cura delle malate.

Le infermiere, che quando la legge finalmente cambia, si sposano tutte coi contadini locali (i quali, in una donna con lo stipendio (e poi pensione), ci vedono un vero e proprio affare.

Tobino, medico psichiatra, ha vissuto decenni in quel manicomio, in un’epoca pre-Basaglia e pre-psicofarmaci. In questo bel libro ci mostra la pazzia per come è, senza “trucchi” farmacologici, di quanto tarli la mente anche solo passando vicino, di quanto l’essere umano sia in fondo uguale, matto o sano non importa.

Personaggi difficili da dimenticare, raccontati con umanità e trasparenza per quello che sono: persone.

Certamente è da questo capolavoro che Paolo Milone ha tratto ispirazione per il suo (altrettanto bello) “L’arte di legare le persone“.

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