Il topolino mannaro

Ciao bimbi! A Nonno Tritolo è venuta una brutta gastroenterite. E’ quel grande mal di pancia che si risolve con un paio di giorni sul cesso e con una conca sulle ginocchia per vomitare. E’ un’esperienza che a tutti prima o poi capita e che non si ripete volentieri, ma purtroppo la cucina di questo carcere non è più quella di una volta. Una volta sì che qui si mangiava bene! Mi raccomando bambini: se vi piace mangiar bene non fatevi arrestare!

Il topolino mannaro

C’era una volta un minuscolo topolino di campagna che era divorato da un’implacabile brama di conquistare il mondo. La sua ridottissima dimensione però mal si attagliava con cotanto desiderio ed egli ne soffriva, tanto da rendersi intrattabile e antipatico a tutti quelli che gli erano amici. La cosa era così evidente che l’autore della fiaba cambiò l’incipit in:

C’era una volta un minuscolo topolino di campagna che stava sula cazzo a tutti quelli che incontrava. “Io un giorno conquisterò il mondo!” gridava loro il topolino, ma quelli gli davano un calcio in culo e lo lanciavano lontano. A suon di pedate nel didietro aveva le chiappe sì gonfie che non stava più seduto e la cosa era così evidente che l’autore della fiaba cambiò nuovamente l’incipit in:

C’era una volta un minuscolo topolino di campagna che stava sempre su due zampe, quelle di dietro, poiché aveva il culo gonfio a suon di calci dei suoi compaesani. A chi glielo faceva notare lui rispondeva sgarbatamente gridando: “Io un giorno conquisterò il mondo!”. Finì che nessuno gli rivolse più la parola e si trovò così isolato da tutti che l’autore della fiaba cambiò ancora una volta l’incipit in:

C’era una volta un minuscolo topolino di campagna, che viveva su di un’isola disabitata, che mangiò un frutto esotico sconosciuto e si sentì male. Rimase tutta la notte tra la vita e la morte. Al mattino si risvegliò come se niente fosse e si sentì bene fino al tramonto, quando il malanno si ripresentò per poi sparire al mattino. La cosa si ripeteva ogni 24 ore e il topolino non riusciva a capire cosa gli stava succedendo.

Era diventato un topolino mannaro, ma non c’era nessuno che glielo poteva dire perché l’isola era abitata solo da lui.

Morì due mesi dopo, sbranato da un gabbiano e l’isola tornò ad essere disabitata.

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