Il canguro pigro

Ciao bimbi! Nonno Tritolo è stanco. Stanco di non far niente tutto il giorno e di rimanere rinchiuso per tutto il tempo che gli resta da vivere. E’ frustrante per lui vedere che non gli riescono più le belle evasioni di una volta, nelle quali scappava di galera per anni (e non solo qualche settimana come nel caso dell’ultima). Si è stancato pure di scrivere favole per noi: dice che questa è l’ultima che ci regala.

C’era una volta un canguro pigro che, mentre gli altri saltavano lieti e giocondi nelle sterminate pianure australiane, rimaneva accasciato a terra, dormicchiando all’ombra delle fronde.

“Andiamo a bere al fiume!” gli gridavano di lontano.

“No raga, andate voi. Io bevo dopo.”

“Giochiamo a chi salta più lontano!” gli proponevano più tardi.

“Oggi no. Mi fa male la coda.”

Animati dal tipico spirito di gruppo canguresco, gli altri canguri non si davano pace, ma nessuno sprone riusciva a schiodarlo dalla sua inerzia. Andarono quindi nella grande grotta lontana, al cospetto del Gran Sacerdote di tutti i canguri, e gli esposero il caso.

Il Gran Sacerdote era un canguro molto anziano e molto saggio e ascoltava veramente le parole che gli venivano dette. Anche in quella situazione ascoltò, con le orecchie e con il cuore, e quando quelli ebbero finito stette in silenzio per interminabili minuti.

I canguri attendevano impazienti, dando rapidi colpetti di coda sul terreno, che il Gran Sacerdote proferisse parola. Ma egli taceva, con gli occhi chiusi, come perso in un’altra dimensione.

Attesero così un’ora, poi due, poi un giorno intero. Poi si accorsero che il Gran Sacerdote era morto.

Diedero l’allarme e, quando arrivarono gli inquirenti, si trovarono nei guai: la ricostruzione degli eventi era lacunosa e in breve i sospetti caddero proprio su di loro. Siccome il Gran Sacerdote era molto amato da quelle parti, finirono linciati dalla folla.

Il canguro pigro era ancora, come sempre, al suo posto, perché non rompeva il cazzo agli altri.

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