Il pinguino suicida

Ciao bimbi! Nonno Tritolo non si è fatto sentire per più di un mese, ma c’è un motivo: è evaso il 12 Marzo e si è dato alla macchia. Adesso che gli inquirenti hanno brancolato nel buio per settimane, Nonno ha ritrovato la tranquillità, nascosto del suo covo da latitante (che per ovvi motivi non vi posso indicare) e ha ricominciato a raccontare le sue fiabe. Trascrivo qui di seguito il pizzino che mi ha appena consegnato. Spero vi piaccia. Oh raga: acqua in bocca.

Il pinguino suicida

C’era una volta un pinguino stanco della vita. Determinato a morire, come solo un pinguino sa essere, aveva progettato per filo e per segno il metodo, il luogo e il momento.

Il piano sembrava infallibile: raggiungere l’aeroporto di Johannesburg, imbarcarsi sul primo volo per New York, zampettare fino all’Empire State Building, salire sull’ascensore fino all’ultimo piano anzi, non all’ultimo che era protetto e sorvegliato, diciamo uno degli ultimi, intorno al novantesimo piano, aprire una finestra e buttarsi giù.

In effetti fino al salire in ascensore tutto era filato liscio. Gli americani erano abituati a tutto e non sembrava certo strano incontrare un pinguino nella Grande Mela. Solo che il pinguino non aveva calcolato una pericolosa variante: gli amanti degli animali. A vederli sembravano normalissimi americani, tutti casa, chiesa e sparatorie nei licei ma, sotto l’aspetto innocuo, celavano una enorme capacità di rompere i coglioni.

Fu infatti al trentaseiesimo piano che una cinquantenne secca, occhiali e permanente, si chinò su di lui riempiendolo di moine. Non gli dette neanche il tempo di dire: “Mollami”, che già l’aveva agguantato e consegnato alla lega per la protezione degli uccelli abbandonati.

Finì dapprima in un centro di accoglienza, dove si confidò con un pappagallo irlandese, che gli insegnò un paio di efficaci bestemmie in gaelico, poi in un piccolo zoo dove i bambini lo fissavano meravigliati anche quando cercava di cagare. Provò ad annegarsi nella pozza gelata che aveva in gabbia, ma venne salvato, contro la sua volontà, da un’otaria vegetariana.

Finì per impazzire e fu internato in una casa di riposo per animali psicopatici. Cercò lì di farsi sbranare da una zebra che credeva di essere una tigre, ma la zebra, nel giro di due giorni, lo ricagò intero.

Poi un giorno morì, nessuno sa come. Sul becco aveva dipinta però un’espressione soddisfatta.

16 commenti

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...