Oro – Il sistema periodico

“Ogni tanto ci venivano a chiamare per gli interrogatori. Quando ad interrogarci era Fossa, andava abbastanza bene: Fossa era un esemplare d’uomo che non avevo ancora mai incontrato, un fascista da manuale, stupido e coraggioso, che il mestiere delle armi (aveva combattuto in Africa e in Spagna, e se ne vantava con noi) aveva cerchiato di solida ignoranza e stoltezza, ma non corrotto né reso disumano. Aveva creduto ed obbedito per tutta la sua vita, ed era candidamente convinto che i colpevoli della catastrofe fossero due soli, il re e Galeazzo Ciano, che proprio in quei giorni era stato fucilato a Verona: Badoglio no, era un soldato anche lui, aveva giurato al re e doveva tener fede al suo giuramento. Se non fosse stato del re e di Ciano, che avevano sabotato la guerra fascista fin dall’inizio, tutto sarebbe andato bene e l’Italia avrebbe vinto. Mi considerava uno sventato, guastato dalle cattive compagnie; nel profondo della sua anima classista, era persuaso che un laureato non poteva essere veramente un “sovversivo”. Mi interrogava per noia, per indottrinarmi e per darsi importanza, senza alcun serio intento inquisitorio: lui era un soldato, non uno sbirro. Non mi fece mai domande imbarazzanti, e neppure mi chiese mai se ero ebreo.

Invece erano temibili gli interrogatori di Cagni. Cagni era la spia che ci aveva fatti catturare: spia integrale, per ogni grammo della sua carne, spia per natura e per tendenza più che per convinzione fascista o per interesse: spia per nuocere, per sadismo sportivo, come abbatte la selvaggina libera chi va a caccia. Era un uomo abile: aveva raggiunto con buone credenziali una formazione partigiana contigua alla nostra, si era spacciato per depositario di importanti segreti militari tedeschi, li aveva rivelati, e si dimostrarono poi artificiosamente falsi e costruiti dalla Gestapo.”

Di chi ci si può realmente fidare? E’ domanda importante, in tempo di pace, vitale in tempo di guerra. Perché l’infame può essere chiunque ed è sempre insospettabile: è così che la spia ti tradisce e ti fa arrestare.

Oltre a toglierti la libertà, il tradimento ti strappa la fiducia nel prossimo la quale, anche se tu la rattoppi alla buona, non sarà più come prima.

La vita prudente che ne consegue è triste come una pietanza scondita.

Là fuori scorre un fiume, che un altro prigioniero ti ha detto pieno d’oro. Lui ti insegnerebbe volentieri dov’è la sua ansa segreta, se non ne avesse bisogno. E’ sincero o è, anche lui, un tranello vivente?

Quante volte abbiamo pensato di qualcuno: “Lo conosco: non potrebbe mai farmi questo” e poi ci siamo sbagliati? A me qualche volta è successo, anche se, guardando con onestà il nastro dall’inizio, ho spesso trovato un punto, proprio all’inizio della storia, in cui qualcosa non tornava.

Qualcosa puzzava d’inganno e io lo avevo ben chiaro, in un angolino del cervello, ma (per convenienza il più delle volte) quell’angolino era stato oscurato.

A questa conclusione sono arrivato: il nostro personale istinto, quello animale, pulito dalle “maniere”, conosce la vera verità. Ascoltandolo di più si può campare più sereni.

3 commenti

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...