Mercurio – Il sistema periodico

“Con mia moglie Maggie, io sottoscritto caporale Abrahams abito in quest’isola da quattordici anni. Mi ci avevano mandato di guarnigione: pare che in un’isola vicina (voglio dire “la più vicina”: è a nord-est di questa, a non meno di 1200 miglia, e si chiama Sant’Elena) avessero esiliato una persona importante e pericolosa, ed avessero paura che i suoi sostenitori lo aiutassero a fuggire ed a rifugiarsi quaggiù. È una storia a cui io non ho mai creduto: la mia isola si chiama “Desolazione”, e mai nome d’isola è stato meglio trovato; per cui, non ho mai capito che cosa una persona importante come quella potesse venire a cercare qui.
È corsa voce che fosse un rinnegato, adultero, papista, arruffapopoli e fanfarone. Finché è stato vivo, con noi c’erano altri dodici soldati, gente giovane e allegra, del Galles e del Surrey; erano anche buoni contadini, e ci davano una mano nel lavoro. Poi l’arruffapopoli è morto, e allora è venuta una cannoniera per riportare tutti a casa: ma Maggie e io abbiamo pensato a certi vecchi debiti, ed abbiamo preferito rimanere qui a badare ai nostri maiali.”

Può essere una scelta abitare la Desolazione. Una scelta facile, tutto sommato, se si scappa da problemi più grossi di noi. Ci si accontenta di non vederli più, i problemi, illudendoci che non avendoli davanti essi siano spariti. Proprio come fanno i bambini piccoli quando giocano a nascondino: se io non ti vedo, allora tu non mi vedi.

Solo che i problemi sono fluidi e metallici come il mercurio: trovano sempre lo spiraglio in cui infilarsi, scivolare oltre gli ostacoli e le distanze e ripresentarsi in una nuova forma, per la resa dei conti.

Accade sempre e sempre accadrà: fino a che non lo si affronta, il problema ti insegue e spurga infelicità.

Proprio come il mercurio ti avvelena lentamente, peggiorando la situazione, confondendoti le idee, bloccandoti l’azione e la favella. Se non trovi il coraggio di affrontarlo, ti annichilisce.

Penso che a volte più che il coraggio, smuova la disperazione. Più che l’ardore, ci smuove l’essere con le spalle al muro. E’ andata così tante volte nella Storia, non vedo perché dovremmo cambiare proprio adesso.

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