La racchetta di Giuda

In quel tempo Giorgio e i suoi 12 Apostrofi atterravano a Melbourne per assistere ad un importante evento sportivo.

Prima di partire, Giorgio aveva parlato così ai suoi discepoli: “Mi raccomando raga, non facciamoci riconoscere. Con l’inglese ci arrabattiamo a malapena, cerchiamo almeno di avere tutta la documentazione in regola.”

E così dicendo guardava Tommaso il quale era stato convinto da Pietro, con amorevoli randellate sulle gengive, a regolarizzare la sua situazione vaccinale.

“Tutto ok.” risposero in coro.

Usciti che furono dall’aeromobile, esibirono ai controlli tutta la documentazione richiesta, che risultò essere pienamente conforme alle norme. Si diressero quindi al controllo bagagli sereni, pregustando le emozioni sportive che avrebbero presto assaporato.

Passò il bagaglio di Giorgio, quello di Pietro, quelli di Tommaso, Filippo e Bartolomeo. Passarono il controllo le valige di Giacomo il minore, Matteo e Andrea. Passarono infine, indenni al controllo, i bagagli di Giacomo il maggiore, Giovanni, Mattia e Simone. “Di chi è questa?” chiese a quel punto la Guardia di Frontiera, riferendosi a una custodia da racchetta.

Tutti si voltarono verso Giuda, che teneva lo sguardo a terra, mentre dalla custodia uscivano soppressate e capocolli, una bottiglia di filu ‘e ferru distillato clandestinamente e una sacchetta con 30 dollari australiani in oro zecchino.

“Sei la solita testa di cazzo” gli disse Giorgio a mezza voce.

I dodici abbandonarono Giuda al suo destino e si recarono felici verso il Melbourne Park.

E’ Parola di Giorgio.

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