Ricordo #5

Oggi, sulla Lavagna dei Ricordi, torniamo alla fine degli anni Ottanta, quando ero un giovane e promettente pugile dilettante.

Ero timido e non mi piacevo neanche un po’. Mi creava ansia parlare con le persone, bussare alle porte, chiedere informazioni. Avevo una profonda paura di non essere adeguato. Ero un normale adolescente degli anni Ottanta.

A mio padre (che era, ed è, il mio eroe) piaceva la boxe. Siccome uno più uno fa sempre due, il mio sogno era quello di diventare un pugile. Lo sognavo così intensamente che, nella palestra di Via Cagliari, il mio Maestro usava me come esempio di stile e impegno per i compagni più grandi. Ragazzi che per me erano tutti ADULTI: a quell’età un trentenne ti pare un vecchio saggio.

Ci allenavamo fino a sera. Era una palestra gestita da un ex campione del mondo quindi, saltuariamente, capitava che qualche professionista arrivasse ad allenarsi alla fine del nostro turno. Non sempre me ne accorgevo, concentrato come ero a menare i sacchi o a saltare la corda.

Quella volta me ne accorsi da nudo.

Tenete presente che per me spogliarmi nudo, unico ragazzino in mezzo a uomini fatti e finiti, era ogni volta un trauma. Per cui entravo e uscivo dalla doccia con lo sguardo a terra. Pensavo così di essere invisibile e che, con questo stratagemma, nessuno mi avrebbe messo in imbarazzo. In realtà non mi cagava nessuno, ma io mi sentivo un osservato speciale.

Ero quindi nudo e seduto sulla panca, intento a finire di asciugarmi.

Il tizio alla mia destra mi fa: “Scusa…” e mi indica il suo pettine, intrappolato sotto la mia chiappa.

E’ Patrizio Oliva, il mio idolo: Campione Mondiale in carica WBA dei Superleggeri, Medaglia d’Oro a Mosca, campione Europeo. Mi ha parlato. Ho il culo sul suo pettine.

Il fatto che io ve lo stia scrivendo lascia intuire che sono sopravvissuto. Trovai addirittura il coraggio di chiedergli un autografo, che Patrizio mi fece volentieri su un suo poster.

A ripensarci da vecchio mi faccio un sacco di tenerezza.

Alla fine non sono diventato un pugile professionista, si mise in mezzo mia madre, ma questa è un’altra storia.

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