Vigilia

Nel mio piccolo, appartengo ad una stirpe di megalomani.

La mia mamma è morta il 5 Maggio, come Napoleone, il mio primogenito è nato nella notte del 24 Dicembre come nientepopodimeno di Nostro Signore Gesù Cristo. Normale quindi che io abbia un Ego ingombrante.

Ho dovuto comprare un box doppio per farcelo stare e contemporaneamente parcheggiare la macchina, ma poi ho dovuto venderla, l’auto, perché mi si rigava tutta la carrozzeria.

Ho iniziato ad andare ovunque a piedi, seminando briciole di ego per ritrovare la via di casa, e più lo seminavo, più quello ricresceva. Se un passerotto ne mangiava un pezzetto volava via sentendosi un’aquila. Era buffo vederlo atteggiarsi a grosso rapace, mentre in realtà era un tenero uccellino.

Arrivato abbastanza lontano mi voltai: non c’era più una briciola per terra, solo stormi di parodie di aquila ad oscurare il cielo. E una scorta infinita di ego la quale, visto che mi ero perso, non mi serviva più a niente. La barattai con un fritto di calamari e gamberi, su di un molo grigliato dal sole, e una buona birra gelata.

Ero solo finalmente. Non potevo desiderare compagnia migliore.

Domani arrivava, con tutta la calma del mondo, a dirci proprio un bel niente: perché il futuro è muto e soprattutto non esiste.

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