Sfortuna

Chiamiamo “Sfortuna” due generi di eventi:

1. Quello che, a mio avviso, è la sfortuna propriamente detta, ovvero gli accidenti imprevisti e svantaggiosi, che so: un infarto, un guasto all’automobile, la cancellazione del volo aereo.

2. La sfortuna di comodo, ossia tutte quelle negatività che potevano essere ampiamente previste ma, per negligenza o superficialità, abbiamo lasciato accadere.

Sul primo tipo di sfortuna c’è veramente poco da dire, se non che tutto ciò che accade è perfetto, deve accadere, e lo fa, e a noi non resta altro da fare che accettarlo.

Per ciò che concerne la sfortuna di “seconda classe”, possiamo vedere in essa lo spartiacque tra le persone che vivono e quelle che sopravvivono (o vivacchiano, scegliete il termine che preferite).

Quelle che vivono sanno riconoscere la loro responsabilità quando qualcosa, che poteva andar bene, va storto e, al di là del rammarico, imparano dagli errori.

Gli altri invece, giocano in difesa tutta la vita, cercando di incolpare la sfortuna delle proprie manchevolezze. Io sistematicamente mi tengo lontano da questa categoria di esseri umani, perché tende lentamente a caricarmi sulla schiena un peso non mio.

Ché la vita va vissuta leggeri e a testa alta.

Buon Venerdì 17.

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