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Complice la tempesta gastrointestinale che ha sconquassato il primogenito, e reso inagibile il bagno, ho proposto alle truppe cammellate di abbandonare il cadavere al suo destino e di andare a fare un giro.

Il plotone si è diviso: Matteo ha preferito rimanere a casa ad accudire il divano, mentre Irene, senza indugi, si è preparata per seguire il Padre nell’emozionante ricerca dell’idraulico liquido.

Tommaso ha tutti i denti sani e perfetti, ma ha paura di consumarli: per questo mangia a velocità molto vicine al record mondiale e perciò, quando vomita, vomita i pasti così come erano nel piatto. Il bagno, con quel bidet così conciato, sembrava Saigon nel ’75 e solo un massiccio intervento chimico ci avrebbe salvato.

Per tutti questi motivi io e Irene ci siamo trovati a mangiarci un pezzo di focaccia, mentre il mare ci prendeva a schiaffi di sale. Sassi neri venati di verde si ricordavano ancora dei bergamaschi, salpati con Beppe vestiti di rosso, poco distante da dove eravamo e sembravano contenti che anche Irene, stando al certificato di nascita, fosse di quelle parti.

Al nostro rientro il divano era occupato dal cadavere in preda alla febbre, mentre il fratellino stendeva la prima lavatrice del giorno. Nell’aria una nebbiolina di merda e vomito ci ricordava che il cesso aveva bisogno di una decisa corrosione.

Tachipirina, Soda Caustica e Olio di gomito. Tutto sommato una bella giornata.

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