Io sono triste

E’ già abbastanza pesante aver perso la Libertà, aver assaggiato la prigionia, aver dovuto combattere e soprattutto perdere, perdere battaglie e perdere un amico. Grazie: non serve altro.

Questo vorrei urlare all’incessante corteo, che regolare mi si sgrana davanti, di facce tristi e di parole scontate. Partecipazioni di facciata a un lutto che solo io e pochissimi altri abbiamo veramente patito.

Sarei già lontano, nascosto da tutto e da tutti, se potessi fare di testa mia, ma da un lato Guglielmina, dall’altro il mio ruolo di Capo Stormo, mi inchiodano alle responsabilità. Dormo poco e male, ho iniziato a perdere qualche piuma.

“Io sono triste” ho detto la sera a Guglielmina. Ora che Ciuffo non c’è più, lei è l’unico piccione a cui sento di poter veramente dire come mi sento, senza sentirmi giudicato, senza aver paura di scatenare il panico.

Non mi ha risposto niente. Si è solo fatta ancora più vicina e nel nido, di colpo, ha fatto molto caldo. Ho dormito benissimo.

Niente ti rimette al mondo come una bella dormita. Certo il dolore per la morte di Ciuffo era ancora tutto lì, con tutto il suo peso, ma era come se avesse cambiato forma e dimensione e d’un tratto facesse molto meno paura.

Al primo colpo di vento neanche una piuma si stacca per volare via. La luce dell’aurora avvisa il mondo che il corteo del dolore può ricominciare. Io prendo posizione, sorrido a Guglielmina e aspetto il primo della lunga fila.

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