Diario di un Misantropo Genovese (giorno 17)

Mangio il tofu e penso a te,

Taglio il seitan e penso a te

Accarezzo il frigo e intanto penso a te

Frullo mele. E penso a te

Farro e soia. E penso a te

Poi sorrido, abbasso gli occhi e bevo un tè.

Tutte le mattine, da qualche tempo a questa parte, faccio colazione. Ho smesso di mangiare di continuo e di mangiare schifezze (questo mi sforzo di dirlo, ma mi mancano tanto i Pippix e tutto quello che mangiavo prima). Quattro fette biscottate e un velo di marmellata di susine inzuppate in una tazza di tè verde, incredibile: mi piace.

Certo, Maria Teresa dice che dovrei iniziare a fare moto, ma a fare esercizi in casa mi sento stupido e uscire fuori a camminare… è fuori discussione: c’è gente, casino. Solo a pensarci mi viene fame ed è un problema, perché qua c’è solo cibo sano, niente di sfizioso. Il tofu mangiato a morsi, così al naturale, ti lascia la bocca impastata, come se avessi leccato l’intonaco fresco di un muro.

Perciò rigo dritto, anche perché Maria Teresa… ha detto che vuole fare l’amore con me. Ma non adesso: tra venticinque chili. E allora rigo dritto, mi faccio piacere questa roba e sospiro tutto il giorno.

Guardo una replica di “Fringuelli nella tormenta”, uno degli episodi che preferisco: quello in cui Manolo De La Pampas, infermiere di ortopedia ed ex fidanzato di Priscilla Ortega Ramirez, deluso dalle sue vicende amorose e insoddisfatto del suo lavoro, molla tutto per trasferirsi nella bergamasca, inseguendo il sogno di diventare un famoso produttore di Taleggio.

Che buono il Taleggio. Una lacrima mi scorre sulla guancia sinistra, i miei ricordi migliori abbondano in latticini grassi, stagionati o meno, eccezionalmente grassi. Chissà quando li potrò riassaggiare.

Asciugo la lacrima. Tiro su col naso. Spengo la tv: sotto la porta di casa è apparso un bigliettino. E’ un foglio a quadretti: la scrittura è inequivocabilmente quella di Maria Teresa.

Quello che ci leggo, lo devo rileggere tre volte: alla prima sorrido, alla seconda mi interrogo, alla terza resto lì, col foglietto in mano e la pressione arteriosa che mi sale alle stelle.

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