Le nozze di Cana

In quel tempo il postino suonò alla porta di Giorgio per recapitargli una busta molto elegante, contenente la partecipazione di nozze di un suo lontano cugino di Cana.

Siccome mancava solo una settimana all’evento, Giorgio chiamò a raccolta i suoi apostrofi per farsi consigliare sul regalo per gli sposi. Dopo un giorno e una notte di digiuno e preghiera fu deciso all’unanimità di regalare agli sposi un bel tostapane.

Comprato che ebbero il tostapane si misero in viaggio per Cana. Durante il viaggio Giorgio si rese conto che l’invito era solo per lui, quindi istruì i suoi apostrofi con queste parole: quando arriviamo sparpagliatevi nella folla e imbucatevi come cugini della sposa.

Giorgio pose il tostapane nelle mani dello sposo, che ringraziò, andando poi a porlo sull’alta pila dei tostapane ricevuti.

La festa ebbe inizio e nessuno fece caso agli imbucati che, pur non dando nell’occhio, a causa del digiuno mangiavano e bevevano come cinghiali.

Quando il vino fu finito, la festa cominciò ad ammosciarsi e la famiglia dello sposo cominciò ad agitarsi. “Maestro: aiutaci! Il vino è finito!”. Giorgio, sapendo che i suoi 12 apostrofi avevano bevuto come un intero battaglione di Alpini, capì l’antifona e chiese di rimanere solo coi suoi discepoli e le anfore vuote.

Estrasse quindi la carta di credito aziendale e la diede nelle mani di Pietro dicendo: “Prendi il suv e vai al centro commerciale più vicino”.

Nell’attesa incaricò Giuda di intrattenere la folla con alcune barzellette sconce, ma gli vietò di raccontare quella del Gran Sacerdote e del centurione romano. Malgrado la raccomandazione le barzellette non furono gradite, perché Giuda le raccontava malissimo e ciò fece rimontare il malcontento.

Per fortuna, dopo pochi minuti, fu di ritorno Pietro che scaricò le 76 casse di vino in cartone e ne rovesciò il contenuto nelle anfore.

Le genti bevvero e presto l’ebbrezza si impossessò di loro, facendo dimenticare tutti i pensieri malvagi, la voglia di menare Giuda e l’altissima pila di tostapane.

E’ Parola di Giorgio.

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