Bombe a mano

Ciao bimbi! Nonno Tritolo dalla cella di isolamento, dove è stato rinchiuso per un piccolo diverbio con alcuni compagni di detenzione, vi manda tanti ringraziamenti per il successo della fiaba di Giovedì scorso. Gli fa piacere che vi sia piaciuta e spera che anche questa vi sia gradita.

Bombe a mano

C’era una volta un pescatore al largo. La sua piccola barchetta aveva proprio tutto: i remi, le vele, il timone, i razzi di segnalazione in caso di pericolo, i giubbotti salvagente e tutte le altre cose che se non ce l’hai la Guardia Costiera ti apre in due come una mela. Da poco si era fatto costruire una bella cassa in rovere impermeabilizzato per sistemare tutta l’attrezzatura per la pesca: i mulinelli, gli ami, le lenze e soprattutto, ben celate nel sottofondo della suddetta cassa in rovere impermeabilizzato, una bella scorta di bombe a mano.

Al pescatore piaceva molto la sua vita solitaria, sperduto in mezzo al mare, in compagnia delle onde e dei banchi di acciughe. Adorava il brivido elettrico della lenza quando un bel pesce ci rimaneva attaccato ed era poesia, ai suoi occhi, quel trascinare in superficie la preda, staccarla dall’amo e guardarla agonizzare. “Meglio a te che a me!” diceva ogni volta al pesce.

Però la vita in mare era anche faticosa, con gli anni le mani si erano fatte dure e piene di tagli, il sole alle volte mordeva, il vento toglieva il respiro e le onde, quando ci si mettevano, facevano paura. Gli anni passavano e il pesce lentamente iniziava a scarseggiare. Il pescatore pensava che fosse a causa della pesca intensiva e dell’inquinamento, soprattutto della vicina centrale nucleare, ma in realtà si trattava di altro.

Un bel giorno, proprio all’imbrunire, il pescatore tirò su un sarago, di un tipo che non aveva mai visto, che gli disse: “Sono l’ultimo pesce che pescherai”. Il pescatore scoppiò a ridere perché, si sa, i pesci non parlano. Poi scoppiò a piangere, perché quello era un sintomo piuttosto preoccupante e, con una breve ricerca su Google Sintomi era uscito fuori: tumore al cervello, demenza senile e altre patologie ancor più preoccupanti.

Il sarago si dibatteva per tutta la barca, da poppa a prua, fin dentro la cassa di rovere impermeabilizzato. Poi ci fu il botto. Saltando in aria il pescatore finalmente aveva capito: era un sarago kamikaze.

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