Cecità

A metà degli anni 90 del secolo scorso, José Saramago racconta di una pandemia che improvvisamente insorge e sconvolge la vita di tutti. Lo fa con una prosa serrata, che non lascia rifiatare, toglie tutti i normali punti di riferimento e confina il lettore in uno spazio angusto.

E’ curioso rileggerlo adesso ed è impressionante vedere come il comportamento degli individui, descritti dal Premio Nobel in questione, non sia poi così dissimile da quel rognoso risentimento che abbiamo annusato per strada, nei negozi… tra i nostri contemporanei. Non è un caso: un Grande Artista è eterno. Cecità sarà attuale anche nel 3021.

E’ un libro che rinchiude, in cui nessuno ha più un nome (il primo cieco, la moglie del medico, il vecchio con la benda, il ragazzino strabico…così si chiameranno), in cui nessuno (quasi nessuno) vede niente, solo un’accecante bagliore lattescente, e che ci sbatte in faccia la bestia più orrenda che c’è. L’essere umano.

Come ti comporteresti se fossi certo di non essere visto?

Come ti comporteresti se, in una calca affamata, fossi l’unico armato?

In più punti questo romanzo mi ha ricordato la metà inferiore de Il Giudizio Universale:

Esseri sbiaditi, accalcati gli uni sugli altri, disperati e affannati alla ricerca di una via d’uscita che, non potendo vedere, atterrisce ancora di più.

A proposito? E Dio in tutto ciò dov’è? Non ve lo posso dire, perché Saramago lo scrive troppo bene. Leggetevelo da voi.

A differenza del mio solito, questo libro non ve lo consiglio. Ve lo impongo. Ammesso che non lo conosciate, leggetelo.

Ora basta parlare io. Toglietemi una curiosità: cosa vi fa dire di un libro che vi è piaciuto?

Buona serata.

Aurelio

5 commenti

  1. A me non è piaciuto. Per i miei gusti è un po’ troppo “una parabola”, non amo molto le opere “a tesi”. In realtà non mi pare che descriva il comportamento umano in caso di una calamità come quella che anche noi stiamo affrontando: a partire dalle istituzioni fino ai semplici individui, sani o malati che siano, mi pare che tutti siano troppo incattiviti, e la presenza di un solo personaggio “buono”, la moglie del medico che si prende cura di tutti gli altri, sia anch’essa una forzatura. So che il racconto è simbolico, ma proprio questo simbolismo spinto mi ha disturbata. Preferisco di gran lunga La peste di Camus, dove i personaggi sono veri, umani, hanno comportamenti differenti… insomma, per me il capolavoro è La peste.

    Piace a 1 persona

    • Innanzitutto grazie per il tuo commento. Confrontarsi è un’attività in via di estinzione ed è bello scoprire che c’è ancora qualcuno che lo fa.
      Sono d’accordo con te sulla non perfetta attinenza tra il comportamento nel romanzo e quello che si è osservato durante questa pandemia. Anche se la gente è molto incattivita nell’ultimo anno, almeno questo è il mio punto di vista.

      Su Camus e il vero di cui ammanta i suoi personaggi sono in sintonia con te.
      Entro fine anno rileggerò La Peste. 🙏🏻

      "Mi piace"

  2. Saramago è sempre attuale in tutti i suoi libri, grazie per la splendida descrizione. Personalmente adoro Cecità, Caino, Il viaggio dell’elefante, il vangelo secondo Gesù Cristo, Saggio sulla lucidità.

    Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...