Una briciola

Disegno di Lele Corvi

“Non è il Destino, il Fato, Il Caso o la Sfortuna. No.
Quella liquida, bianca, cagata che ti ha appena colpito la giacca

o la pettinatura fresca di parrucchiere, sono io.
Lo faccio apposta, perché sono un piccione e vi odio tutti.”

All’inizio di ogni puntata, come da contratto, recito questa frase. Mentre la dico, sono di profilo e guardo il sole che tramonta e mi colora di fiamma, mi immagino sempre col mantello che sventola nel vento. Solo che da qualche settimana non ci metto più la stessa intenzione, ve ne sarete accorti.

Appena finito di piovere, ho mandato la banda in perlustrazione: “Andate avanti voi, io devo fare una cosa importante” Fossi stato uno di voi, stupidi bipedi in giacca e cravatta, invece di “cosa importante” avrei potuto dire: una call, una meet, mandare una mail, ma sono un piccione e “cosa importante” va bene così.

Sono finalmente rimasto solo. Non ne potevo più di essere fissato così a lungo dagli altri. Soprattutto da Schiaffo di Pelo: non ha malizia. Mentre gli altri due dissimulano, mi guardano, cercando di non farsi notare, lui mi viene vicino e mi fissa coi suoi grossi occhi a palla. Senza accorgersene bisbiglia perfino: “Tuttobenecapo?”

Non mi sono mai sentito così. Mi brucia dentro, ma non come quella volta che per sbaglio ho beccato un mozzicone di sigaretta acceso, è un dolore diffuso e profondo, che mi blocca il respiro e mi agita in continuo. Forse sto per morire.

“Forse sto per morire” mi accorgo che sto parlando da solo a voce alta. Poi sento un battito d’ali alle mie spalle e quel profumo.

“Forse hai solo fame” è Guglielmina con una grossa briciola di pane “Mangia: è appena caduto da un tavolo del Bettolone”. Trasecolo poiché i camerieri del Bettolone sono armati fino ai denti: è pericolosissimo razzolare da quelle parti. “Non lo fare mai più” le dico.

“Perché? Il pane del Bettolone è il più buono del quartiere.” mi dice facendo una specie di inchino.

“Perché è pericoloso e io…” mi blocco.

“E tu?”

“…io ho fame” agguanto la briciola e volo un po’ più in là.

“E’ buono?” non mi molla, cosa devo fare?

E’ il pane più buono che io abbia mai mangiato. Mi volto e me la trovo davanti, ma non davanti normale, davanti davanti: tipo becco contro becco, ma non c’è niente di minaccioso in questi becchi. Batte tanto il cuore, non vedo altro che i suoi occhi. Batte così forte che, nella mia testa, sovrasta il solito pensiero: “E se ci dovessero vedere?”

Fronte su fronte, in silenzio, per un attimo che mi pare eterno.

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