Ofelia all’Hub vaccinale

Non so se ve l’ho mai detto, ma quelli che fanno il turno 22:30-06:30 in 118, per me sono “i cowboy della notte”. Siamo creature di natura giocherellona, avvezzi al poco sonno, resistenti e performanti su tutte le strade: acqua, neve, fango, per noi è uguale.

Siamo complementari: ognuno sa fare cose diverse. Il Matteo ad esempio è un Mac Gyver, infatti oggi mi ha raccontato come riparare un volante di motoscafo con attrezzi di fortuna. Mi ha anche spiegato come si pulisce un carburatore, ma io non ho idea di cosa sia un carburatore. A ben pensarci: io so fare…cosa?

Ho smontato alle 6:30 dal turno di notte e alle 13 ho riattaccato per un 5 ore, proprio con Matteo, all’Hub vaccinale di Lurate Caccivio, che macina numeri da fabbrica della salute. Ogni minuto ci spara tra i 3 e i 5 vaccinati.

Noi siamo lì a dare una mano, a compilare pizzini con sopra l’ora di uscita del vaccinato, a monitorare il loro stato di salute (che per fortuna è praticamente sempre buono) e a tenere compagnia.

Ma oggi è arrivata lei: Ofelia. È arrivata leggera, assieme a suo padre, sembra la Luna accompagnata dal Sole. Sono arrivati in silenzio, in mezzo alla moltitudine, e nessuno li ha notati.

Poi Ofelia inizia a urlare. Urla di terrore di fronte a quel piccolo ago. Il Papà la tiene salda, fermo e tenero, sa come si deve fare per rassicurare Ofelia, ma lei ha una paura flessibile e sfugge, malgrado l’amorevole morsa, alla puntura.

E urla.

Gli occhi dell’Hub sono tutti sul Sole e la Luna e allora io e Matteo, come due grosse nuvole rosse, ci avviciniamo per dare una mano. Ma come? Se io afferrassi quella rosa di dodici anni, o giù di lì, non ci sarebbe problema, ma non c’è un altro modo?

Certo che c’è, perché con me c’è Mac Gyver che chiede:”Perché non la facciamo sdraiare sulla barella?”

Il Papà glielo propone e lei, come dimentica del terrore, ci segue, e si affida. Le poggio la testa sul cuscino, come per cantarle la ninna nanna, mentre Mac Gyver le rimbocca le cinghie per assicurare le gambe.

Ha sempre paura, ma adesso è una paura silenziosa, la barella e una carezza sulla testa la fanno sentire abbracciata. Ha ragione Milone nel suo “L’arte di legare le persone”.

La puntura è un attimo. Tutto finisce, le cinghie saltano via e lei, finalmente libera, mi abbraccia e rimane incollata alla mia vita. Dura un minuto, che io mi porterò nel cuore per sempre, poi ci salutiamo.

Oggi è la giornata mondiale della Croce Rossa e non poteva finire meglio.

Buona serata

Aurelio

P.S.: Ofelia è ovviamente un nome di fantasia. Matteo, no.

4 commenti

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...