Filo

copertinaLPDS punt7

Un filo di nylon mi collegava al mare, lo guardavo tendersi a ogni giro di mulinello e a lui affidavo la speranza di trovare una battaglia che valesse la pena di esser combattuta.

Con un filo di lana, rossa per la precisione, ho cucito due lampi urlanti, come chi non poteva far altro, impotente contro l’Onnipotente.

Mentre un filo di fumo, serpeggiando verticale, mi connette al cielo, penso che di tante battaglie cercate, non ce n’era nemmeno una che valesse la pena. Molto altro invece, valeva la pena, e qualche volta me lo son perso.

Altre volte no. Mi chiedo dove, il filo di questo ragionamento, mi possa portare. Forse ai copioni che non ho ancora mandato a memoria, o all’istinto per la complicazione, la vocazione all’affanno. Non lo so.

Il filo del telefono, quando quelli come me erano piccoli, pendeva dalla parete. Ora ci pende dalle orecchie. Siamo diventati muri senza neanche accorgercene.

Sul filo della lama, sul filo della bava di lama. Siamo sicuri che faccia differenza? Sul filo dei 130, ma occhio a Ronco Scrivia che il velox mi ha già fregato due volte, filo dritto a veder cosa ricordo.

Con me un Barone con le corna, un Giudice scocciato e un Osvaldo chiacchierone.

Ho perso il filo. Ecco.

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