Sabbia

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Polvere di vetro che non sa più come tornare trasparente, in cerca di una folle fornace che le dia la forza di sparire fondendo, la sabbia sogna sogni di brillante e fa incubi fluoridrici, nei quali il cuore si smeriglia e l’anima pian piano opaca fino a dimenticare il sapore della luce.

Fredda, mentre le onde la rimescolano, e dura sotto le piante dei piedi, la sabbia cambia di forma e di umore in base alla velocità del passo. Si lascia addomesticare da chi ha le mani da bambino, come un serpente di silice che finge di danzare una musica che non può sentire.

Si lascia soffiare dal vento negli occhi, tra i capelli, tanto per dar fastidio, tanto per far vedere che c’è, e se vuole, la sabbia sa diventar tempesta, sa nascondere tutto alla vista, sa soffocare e seppellire, con la leggera determinazione di un cielo di pietra.

Sorella di trincea, nasconde gli elmetti al tiro, ripara e rinforza gli argini: così come assorbe il piombo, trattiene l’acqua. Amica del muratore come del Michelangelo, si abbraccia con la calce, si tinge persino di lapislazzulo, quando occorre.

La sabbia non si stanca, scivola avanti e indietro, aspettando che tutto taccia, al di fuori di un imbuto di vetro.

 

 

La parola della settimana è quello spazio in cui raccolgo le parole che più mi hanno colpito. Ogni settimana una parola diversa, perché le parole in cui incappiamo nella vita sono preziose e, a mio avviso, vale la pena di collezionarle.

Aurelio Bonazza.

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