Ogni respiro che faccio

Pezzo28ottobre2015

Il Peter Gabriel di “Shock the monkey” mi sembra un ragioniere frustrato.
Il profumo di eucalipto entra dalla finestra socchiusa, trascinato da una leggera brezza.
Le lenzuola pulite sonnecchiano sotto la luce gialla dei lampioni.
Di cosa è fatto l’amore? Da quale buco umido cola nelle nostre vite?
Leccarsi le dita. Come se fosse il sugo di un piatto prelibato.
Ruggire e urlare per la sorpresa di scoprirsi tanto vivi.
Il bicchiere è mezzo pieno perché non ne ho paura.
La bottiglia docile si svuota perché sa che ne ho bisogno.
Di cosa è fatto l’amore? Da dove esce? Da dove entra?
E questa musica? Da dove viene? Da dove entra?
Cosa c’entra la musica con l’amore?
E’ un catalizzatore oppure uno dei reagenti?
Esiste una spiegazione chimico-fisica del Cosmo?
Non lo sa la Luna, perché mai dovrei saperlo io?
Cosa mi striscia tra i piedi stanchi?
Dove finisce ogni respiro che faccio?

Il Peter Gabriel di “In your eyes” sembra un attore che impersona un magazziniere felice.
Quanto può essere triste un buon sigaro?
Quanto uno zingaro può vedere del futuro?
Cosa succede all’amore quando la bottiglia è vuota? Rimbomba nel vuoto come una percussione scordata oppure rincorre farfalle nel buio, a occhi chiusi?
Il sangue intanto soffia le vene, le gonfia, le nutre, le scoppia.
Dio li fa e poi li accoppia, dicono.
E’ un mistero di verdure che parlano, righe di un foglio vuoto, di matita rossa di confine.
Limite fisico della grafite, delle cose che si aggiustano, che si sistemano.
Applausi lontani e stanchi, facce sul quaderno, filo di bava, francobolli di stoffa.
Ognuno prende la sua pozione magica, chi pastiglia, chi bicchiere. L’importante è che funzioni, che il fiato pian piano si smorzi e plani sul cuscino. Che nel sonno si dicano nomi, che la pioggia racconti la sua storia alla rovescia, che ogni lettera piova al suo posto.

Il Peter Gabriel di “Sledgehammer” sembra l’ombra di un comico fuggita da un cartone animato.
Che sapore ha l’anima? Sa del sugo che hai tra le cosce o sa di sale e cazzo?
Basta assaggiare e capire se ti piace, capire che non c’è niente da capire, che non c’è più niente da bere, solo acqua lievemente frizzante. Un ossimoro gassato che ricorda del piscio nel mare, come se tutte le piscine del mondo si colorassero all’improvviso di verde bottiglia.
Le api rincoglionite, le risate strappate, le monetine nel cappello, il silenzio di una grotta dove ancora c’è l’eco dei mitra.
Di quanto niente è fatta la vita?
Di quanta dinamite abbisogniamo per far saltare in aria questa tosse maligna che ci ara i bronchi e ci strappa le corde?
Di quanto niente è fatto l’amore? Di quanta aria si nutre?
Di quanto fuoco sulla punta del sigaro parliamo, per poter dire: “E’ vero, ci credo”?
Ho fatto l’amore. Sì.
Di quanto niente è fatta la colpa?
Di quante grida strizzate nei cuscini, di quanti ettolitri di sperma è fatto l’amore?

Peter Gabriel in “Land of confusion” non c’è più, assente come un fantasma fatto di gomma.
Quanto egoismo ci vuole per diventare un Phil Collins qualunque?
Te le ricordi le videocassette?
Sembra ieri che i nastri accarezzavano le bobine e raccontavano cupi di baci dati per strada, di danze guidate da un oboe, di pieghe di fisarmonica che sfioriscono al caldo, come la foglia di tabacco di un sigaro maledetto da dio.
Piovono colori veri, adesso, come se la Vergine Maria cantasse in inglese, vestita di improbabili pizzi, spettinata dai fulmini di Zeus.
Quanto piccolo può essere un corpo? Quanto poco tufo devi scavare per nascondere la fine di una vita?
Quanto piombo ti serve per ucciderne trecento?
Di che metallo è fatto l’amore?
Dove trova quelle stoffe Cindy?
Dove cola la notte quando sorge il sole?
Come eravamo pettinati negli anni ’80?
Cosa di preciso pensavamo delle spalline?
Di che colore è la mutanda di Satana? Rosso come le tue calze oppure blu come il Paradiso?
Di che cenere si nutre il camino di Dio?
Quanti libri dovremo ancora leggere per capire che non c’è niente da capire?
Quante lacrime risparmieremo liberandoci gli uni dagli altri? Non lo so.
So solo che la bottiglia è vuota e che il letto è pieno, finalmente.

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