Chilometro seicento

Chilometro seicento

Chilometro seicento. Ho già cenato.
Un menù grande al fastfood, consumato senza passione mentre chiacchieravo al telefono.
Non parlo mai al telefono mentre mangio, ma mi sentivo solo e così un po’ di compagnia mi ha fatto piacere.

Chilometro seicento. Non ho ancora un posto dove andare a dormire.
Smanetto col navigatore e cerco gli hotel nei dintorni, velocità di crociera 130 km/h.
Hotel President. Chianciano Terme. Perfetto. Chiamo. La signora mi risponde in mezzo al frastuono della sala ristorante, si scusa. Dice che mi richiama.
Macino ancora qualche chilometro, Chianciano non dovrebbe essere distante, mi dico. Richiama la signora: la stanza ce l’hanno e la tariffa è onestissima. Grazie Signora, tra qualche minuto arrivo.
I cartelli preannunciano Orvieto. Come Orvieto? Oh cazzo, vuoi vedere che…
Chilometro seicento. Di preciso dove sono?

Controllo ancora sul navigatore e scopro che ho passato Chianciano da sessanta chilometri.
Mentre imbocco l’uscita per Orvieto richiamo la signora. Signora mi scusi, il navigatore mi ha ingannato. Disdico la stanza, sono parecchi chilometri più a sud. Non c’è problema, si figuri. Che rincoglionito, avrà pensato.
E ora dove dormo? Vicino ai caselli qualche hotel c’è sempre. Stiamo calmi.
Pago al casello. A quanti caselli ho pagato oggi? Cinque? Dieci? Boh…
Giro a destra, verso Orvieto città. Un benzinaio, un bar, un ristorante che sembra un hotel. Mi fermo.
No cazzo. E’ solo un ristorante. Però.
Però la palazzina a fianco è il Kristall Hotel e il sessantenne smilzo con la barba bianca e gli occhiali sembra proprio l’uomo che fa al caso mio.
Hanno la mia stanza. La prendo. La mia patente è praticamente illeggibile, ma il portiere ce la fa. Fumo una sigaretta, poi un’altra. Prendo i bagagli e salgo in camera.

Chilometro seicento. Stanco.
E’ stata una giornata faticosa, ma sono soddisfatto. Stanco, immensamente solo, ma sostanzialmente felice. Ho cose belle da ricordare, pertanto bene così.
Ho un terrazzino per fumare, terzo piano vista parcheggio e ferrovia. La luna sembra avere la cataratta, i treni urlano sfrecciando ogni quarto d’ora. Finisco il terzo pacchetto di oggi. La morte è un pochino più vicina, ma non importa.

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