Confessione

siga

Non è facile scriverti queste poche righe.
Accendo una sigaretta dopo l’altra, i mozziconi si accumulano nel posacenere rapidamente e non ho nemmeno una bottiglia d’amaro a farmi coraggio.
Ma la realtà è una e una sola. Ecco perché devo scriverti. Ecco perché devo farlo adesso.
Mi dispiace darti una delusione, rompere un rapporto che dura da anni, ma non c’è più tempo. Ora è il momento di dirci addio.
Certo che c’entrano i bambini. Eccome.
Sono piccoli ancora, ma mica così tanto. Ai due più grandi l’ho già detto.
Lì per lì sono rimasti male, sicuramente stupiti, ma poi hanno capito.
Non me ne hanno fatto una colpa. Almeno credo…

E’ brutto scoprire che un genitore ti ha ingannato, ti ha fatto credere in qualcosa in cui lui non crede più e, nel frattempo, ti ha fatto vivere una menzogna.
Ora che il più piccolo ha superato i fatidici 7 anni, beh tocca a lui.
Lo deve sapere.
Gli dirò quindi, caro Babbo Natale, che non esisti.
Gli spiegherò come funziona, certo che comunque qualche cosa abbia capito già da solo, magari grazie a una mezza soffiata dei fratelli.
Farò riferimento a fatti oggettivi, a esempi concreti, sarò schietto e diretto, infondendo il coraggio per accettare che, in fondo, la realtà è meglio così.

Il fatto è che non capisco.
Non capisco perché si decida di mentire ai figli, mostrando loro una realtà credibile sì, ma falsa.
Non capisco perché gli si debba mentire, raccontandogli che non esisti.

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