Una bella gita

Un mese come un altro 19_08

Ora voglio vedere cosa mi invento, alle 23 passate, dopo una giornata a Monaco di Baviera.
Intendo: cosa vi racconto che non sia uno stucchevole resoconto di una gita come tante?
Cerco la soluzione nel vecchio cliché dello scrittore alcolista, che fa tanto Bukowski, ma io sono un borghese di merda e quindi mi faccio di Baileys invece che di uno scotch da due dollari.

Comunque mi faccio e aspetto che il trip mi salga e mi regali parole nuove di zecca, scintillanti come monete da collezione e piene di luce come diamanti sulla pelle di una donna.
E invece niente, mi sale un rutto. Poi un altro.
Le mosche, quante cazzo di mosche in questo posto, mi volano dappertutto. Sul naso, le dita, sull’orlo del bicchiere. Qualcuna mi vola dentro al naso, e invece di soffiare, mi tappo una narice e sniffo.
Che cazzo di trip!

La mosca mi vola nei bronchi e poi giù fino ai polmoni. Prude appena un po’ e poi passa. Mi entra nei capillari e poi in vena, per volarmi infine nel cervello, dove trova un immenso spazio vuoto nel quale comincia a pulirsi le ali dal sangue e poi a volare. Cerca una via d’uscita, ma il mio cervello è chiuso, non ha vie di sbocco, non ha effluenti, si entra solo. Non si esce più.

La mosca non riesce a uscire, si rassegna a vivermi in testa. Le do un nome, che conosco solo io, e la sento lentamente imparare a parlare. Inizia con sillabe, parole facili, poi con frasi di senso compiuto.
“Sai distinguere un verme da un leone” e la luce si spegne.

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