Quanto tempo

Un mese come un altro 11_08

Sono le 23 e sto guidando, sfatto di fatica, verso casa. Il sonno cerca di avere la meglio e di cancellarmi dall’esistenza, ma io resisto raccontandomi che sono quasi arrivato a letto. Ho sabbia dappertutto, ogni muscolo del corpo dolorante e le palpebre di ghisa. Eppure, mi dico, ne è valsa la pena.

Non ci vediamo da Natale. Ci incontriamo in media ormai una, due, volte l’anno. Eppure siamo cresciuti insieme. Abbiamo condiviso un importante pezzo di vita noi due.
Che senso ha vedersi così poco? E’ un alibi sufficiente il fatto che abitiamo a 200 km di distanza? No, credo di no.

L’appuntamento è a 50 km da Genova, al mare. “Chi vuole una birra?” chiedo appena arrivato.
Aderiscono in cinque, ok: birra per sei.
Non c’è bisogno di chiedere: “Chi viene con me a comprare la birra e la focaccia?”, l’amico dà per scontato che spetti a lui accompagnarti.

Io lo abbraccio, o meglio lo stritolo, e lo sollevo da terra: “Mi sei mancato” gli sussurro in un orecchio. Tutto ritorna indietro di vent’anni, senza cambiare di molto.
Tornati in spiaggia io mi tolgo la maglietta e mi faccio una nuotata, con me l’amico di sempre. Non serve parlare con un amico. Un amico c’è.

La birra è buona e la focaccia pure, il sole inizia a calare e il tempo non ci basta, volano battute, schiaffi sul coppino, aneddoti dimenticati.
Dovremmo vederci più spesso. Vero. Dovremmo.
E invece ci vedremo chissà quando.
Ci vedremo quando si può.

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