L’unicorno con il raffreddore – Parte 6

fiorgiovanni

Il sole stava spuntando, pigro ed assonnato, da dietro le montagne, colorando le ombre della notte di prato, ruscello, mele  e margherite, rami di acero, nuvole a batuffolo e pettirosso. Con lo spuntare del sole anche i rumori del bosco andavano prendendo forme sempre più rotonde e lisce. Un insolito terzetto trottava in fila indiana, circospetto e silenzioso. La capretta con gli occhiali raccontava a Giovanni, con il calzino infilato sul corno, e alla paperella di plastica gialla che le gigantesche belve pelose, messe a guardia del Fiorgiovanni, non le aveva mai viste. In realtà non conosceva nessuno che le avesse mai viste, nemmeno di sfuggita, però conosceva un sacco di gente che aveva un amico, un cugino, un vicino di casa che aveva sentito dire che un tale, una volta, ne aveva visto passare una nel folto del bosco.
Di certo, e su questo tutti erano d’accordo, erano belve feroci e spaventose. Anche se, in effetti, nessuno si era mai fatto male a causa di una di queste creature. La paperella di plastica gialla ascoltava la capretta attentamente e, più la capretta spiegava, più si convinceva che di belve gigantesche e pelose non se ne sarebbero incontrate. Si trattava, di questo ne era sicura, di una cosa che i grandi chiamano “cosa che fa paura”. Le cose che fanno paura, molto spesso, sono cose che paura non fanno, ma alle quali si pensa così tanto che le si fa diventare sempre più brutte, sempre più spaventose, sempre più cattive. Invece, quando poi te le ritrovi davanti, scopri che così terribili non sono.
Così accadde ai nostri amici. All’improvviso si trovarono proprio dove gli alberi del bosco si diradavano per far spazio ad un luogo che, con grande sorpresa di Giovanni e della paperella di plastica gialla, era ben noto: il Lago Pernacchia.
Dietro di loro la terra cominciò a tremare e la capretta iniziò a belare: “Lo sapevo! Ecco la gigantesca belva pelosa che viene a mangiarci!”
Immaginate le risate di Giovanni e della paperella di plastica gialla, quando di fronte a loro sbucò la stessa Marmòttera che la Fata Bavosa aveva guarito dal mal di pancia! Feste, capriole, salti di gioia! Ecco qua, proprio come dicevamo poc’anzi, le zanne spaventose di una cosa che non conosciamo, a volte sono i buffi dentoni davanti e il simpatico muso sorridente di una Marmòttera. Ogni volta che qualcosa ci fa paura dovremmo sempre chiederci: è un mostro o una Marmòttera? Vedrete che, il più delle volte, è proprio una Marmòttera.
Finiti i festeggiamenti, la capretta con gli occhiali, tirato un sospiro di sollievo, indicò una macchia arcobaleno in un angolo del lago. “Là si trovano i Fiorgiovanni. Vai, annusali per 3 minuti e vedrai il risultato!”
Il Fiorgiovanni altro non era che il fiore bellissimo che cresceva sulle rive del Lago Pernacchia e che da tutto il reame venivano a visitare. “Accidenti!” esclamò l’unicorno “ce l’ho avuto così vicino per tutto questo tempo e non ho mai speso un secondo per stare ad ammirarlo e a sentire il suo profumo!”. E questo bambini miei, è una cosa che ci dobbiamo ricordare anche quando saremo grandi: a volte le cose belle le cerchiamo molto distanti. Spesso però sono ad un passo da noi, solo che ci siamo abituati e non ci ricordiamo quanto sono belle e speciali.
Il Fiorgiovanni era un fiore di tutti i colori e li cambiava di continuo, diventando un fiore diverso ad ogni secondo. L’unicorno con il raffreddore si mise in fila con tutta la gente che aspettava di ammirare il Fiorgiovanni e cominciò a sorridere nuovamente. Più sorrideva e più, chi gli stava vicino sorrideva. Il sorriso, lo sappiamo bene, è molto più contagioso di un raffreddore.
Domani finalmente sapremo se Giovanni, l’unicorno con il raffreddore, riuscirà a guarire. A questo punto le istruzioni le conosci:
Testa sul cuscino.
Occhi chiusi.
Sognare.
Io vado a sognare un bel disegno da fare domani e da regalare a Giovanni e ai suoi amici. Voi?
Buonanotte

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