L’unicorno con il raffreddore – Parte 4

Le tre marmottere

Cos’è una Marmòttera? E’ una splendida domanda. La prima cosa che devi sapere è che, quando arriva una Marmòttera, non la vedi. La senti.
Trema tutta la terra! Il prato sul quale passeggi comincia a fare le onde, come fosse un mare in tempesta e dagli alberi cadono noci, ricci di castagne, ghiande e scoiattoli addormentati. Questo succede perché una Marmòttera è grande come un’automobile, ma senza ruote, con delle zampotte cicciotellose e con grosse unghie perfette per scavare lunghi, lunghissimi tunnel.
Sono buone le Marmòttere, giganti e buone. Non fanno male a nessuno, solo spaventano un po’ la prima volta che ti scavano sotto. Però, quando escono, col loro muso buffo e i dentoni davanti, ti fanno un sorriso e ti fanno coccole morbidose con la loro soffice pelliccia.
Dovete sapere che sono estremamente intelligenti, perché mangiano tantissima verdura e altri cibi nutrienti. Broccoli, insalata, carote, cavoli e piselli, fagioli, lenticchie e sedano, radicchio, pistacchio, un mucchio di cipolle, pomodori con le bolle, mele rosse e gialle, anguria d’estate, banane d’inverno.
Unico inconveniente di quella alimentazione è che le Marmòttere fanno montagne di cacca. Tantissima e puzzolente, per cui è importante stare attenti dove si posano i piedi, quando si passeggia al loro fianco. Montagne di cacca alte come un bambino di otto anni, ma molto più puzzolenti, nascondevano alla vista di Giovanni e della paperella di plastica gialla uno spettacolo fantastico. Tre grosse Marmòttere si stavano rotolando nel prato, facendo goffi salti e capriole per far divertire la Fata Bavosa, che doveva essere appena arrivata. Si fermarono quindi all’improvviso, quando la paperella di plastica gialla fece: “QUACK!” e fissarono l’unicorno con uno sguardo diverso da quello di tutte le altre creature del reame. Non era uno sguardo che diceva:”Sei diverso da me, stammi lontano!” , era invece uno sguardo che diceva:”Non ti conosco, come ti chiami?”
Questo rincuorò molto Giovanni e fece dire “QUACK!” alla paperella di plastica gialla. La Fata Bavosa si voltò e disse: “Ben arrivati, vi stavo aspettando. Seguitemi.” e così detto si incamminò verso una enorme caverna a forma di pera, la tana delle Marmòttere.
La grotta era luminosissima, le Marmottere infatti adorano arredare i tunnel che scavano con tutte le abat jour che i bambini dismettono quando diventano più grandi: c’era quella di Spiderman, quella di Winnie Pooh, quella di Biancaneve e ce ne erano 7, dei sette nani, ce n’era una di Topolino, di un bambino che adesso è un nonno, ed anche una di Grande Puffo, che illuminava di rosso tutto intorno. In fondo alla grotta c’era la Marmòttera col mal di pancia, col pelo tutto grigio e arruffato, che diceva: “Ohi, Ohi… che mal di pancia… Ohi, Ohi…”
La Fata Bavosa si avvicinò lentamente alla malata, strinse la zampa nella sua e recitò una formula magica sottovoce, che nessuno riuscì a sentire. Infine posò un orecchio sul pancino dolorante e gli fece un massaggino. In pochi secondi la Marmòttera malata si rimise in piedi e cominciò a correre e a saltare come un grillo di trecento chili, scappò fuori dalla tana seguita dal rombo delle sue amiche, felici per la guarigione, e si mise a scavare nuovi tunnel verso chissà dove.
Rimasta sola con Giovanni e la paperella di plastica gialla, la Fata Bavosa si fece seria e disse: “Le mie amiche caprette mi hanno raccontato dei tuoi starnuti e dei tuoi problemi. Ti hanno mandato da me per ricevere un aiuto, vero?”
“Certo… ETCIU’! Come vedi non faccio altro che starnutire!” rispose speranzoso il povero Giovanni.
“Purtroppo io sono una specialista in mal di pancia, non ho una cura per questo male… però conosco chi ti può aiutare. Abita in un posto magico e per andarci devi fare così: chiudi gli occhietti, pensa alle onde del mare e alle Marmòttere che ci si tuffano dentro felici. Quando vedrai apparire all’orizzonte l’isoletta di cioccolato sarai arrivato”
Buonanotte. A domani.

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