Chicago October 22, 2014 – Cominciare e Finire

Chicago -Italy

Divagazioni Americane

Quanto sono brutti gli addii.
Le ultime lenzuola stropicciate mi guardano come un cane abbandonato mentre chiudo la porta della 3122 e mi dirigo verso i sette ascensori dell’hotel per l’ultima roulette. Quale di loro arriverà per primo? Non ho mai azzeccato in tutti questi giorni e, in barba alla legge dei grandi numeri, anche oggi non ci prendo. Esco al piano terra, che da queste parti è il piano 1, e deposito il bagaglio per farmi l’ultimo giro a Chicago.
Come sempre, in occasione di un addio, quando sai che tutto sta per finire, vorresti recuperare il massimo nei pochi momenti a disposizione. Scattare quella foto con una luce diversa, rivedere quel posto a quell’ora, assaggiare un sapore che hai visto passare, ma che, per un qualche motivo, non hai scelto.
Il tempo non ce l’hai. Non ce l’hai più. È volato, finito, fumato in mezzo a questi ripidi grattacieli e non ti resta che raccattare manciate di minuti per pochi frettolosi ravvedimenti.
Io rifaccio il fiume, mi specchio nel vento che lo spacca e spendo gli ultimi dollari aspettando che arrivi la fine, che il colpo di grazia finisca questa pallida attesa e ci metta tutti quanti sul van che ci aspetta puntuale.
Quanto sono belli i baci d’addio.
Annaspo dietro agli amici col mio pesante bagaglio a spalla.
Solo io mi accorgo di quella Ford, parcheggiata alle partenze, di quel lampo di tenerezza a tradimento.
Nel posto passeggero lei ha un caschetto di capelli fucsia e bacia, dolcemente abbracciata, una, due, dieci volte, come se quei piccoli morsi aiutassero ad allungare il tempo, a ritardare un distacco che, in un remoto angolo dell’anima, forse le appare definitivo.
La sua magra ragazza mora, piccola dietro al volante, le accarezza i capelli sulla nuca, come se le cantasse la ninna nanna e la stringe forte, per non lasciarla andare.
Ho un brutto rapporto col “finire”.
Preferisco mille volte “cominciare” preferisco, come Italo, pensare che in fondo il luogo principe del racconto è proprio l’inizio, quando la storia sceglie la strada, il ritmo, la forma e che in fondo la fine altro non sia che un salutare i personaggi e lasciarli andare per la loro strada, a continuare senza il nostro occhio curioso le loro invisibili biografie.
E così, mentre riguardo Chicago nelle foto che ho fatto, ritrovo i posti dove non sono stato e ci incontro persone che non ho conosciuto.
C’è pure la ragazza mora che sorride allo smartphone. È lei che è atterrata e tra due minuti la chiama.
Buongiorno.

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