Vanghe a Palazzo Tursi

sassi

Come vecchie pentole trascinate sulla ghiaia, le pale raschiano il fango sulla grana grossa dell’asfalto. Fango che ha allagato primi piani, box, cantine, che ha ucciso un uomo, distrutto decine di attività commerciali, nuovamente. Dopo soli tre anni.
     Ha ucciso un uomo. UN UOMO. Che stava nella sua città.
     Nella tua città ti devi sentire al sicuro. O no?
Un cane abbaia a quel rumore sinistro, che sa di falce, che rimbalza sul fango secco così come su quello ancora liquido, che incolla tutto e lo inchioda al suolo.
L’odore umido della muffa mangia l’intonaco, lo impregna e lo porta a marcire, i mucchi di sassi spalati si accucciano ai bordi della strada come ratti stanchi dopo l’abbuffata.
Dai rubinetti esce acqua gialla, che sa di terra, e questo sole che fa fatica ad uscir fuori dalle nuvole è stanco come tutti quanti qua.
L’animo di chi ha pianto, reagito, lottato e ricominciato nel 2011 è di nuovo in ginocchio, la fiducia, quel briciolo di fiducia nelle istituzioni, si è dissolto nell’acqua che affogava Genova, mentre il Sindaco era a Teatro.
I genovesi e la gente venuta da fuori si son messi a pulire, nonostante tutto, perché si deve andare avanti, si deve comunque ricominciare, ma credo che questa volta le pale e gli attrezzi non finiranno per essere messi in cantina, in attesa della prossima mattanza del Bisagno e del Fereggiano. Penso che la gente esasperata questa volta le vanghe le porterà in piazza e sotto Palazzo Tursi per mostrare pacificamente il significato del verbo “Fare” al Signor Sindaco.
Se il Comune non si prende cura di Genova e ci costringe a spalare, forse è venuta l’ora di spalare, metaforicamente, il Comune. Chi non si prende le proprie responsabilità non serve a Genova.
I genovesi, gli italiani tutti, non sono più disposti a sentirsi rispondere che anche questa volta nessuno è responsabile. Sono stanchi dello scarica barile. Hanno capito che viene ascoltato solo chi alza la voce e non chi fa in silenzio il proprio dovere.
Se un Sindaco tiene alla sicurezza della città SI IMPEGNA con tutte le sue forze per CAMBIARE ciò che non va. Non inventa scuse tipo quelle che usavamo alle scuole medie per non aver fatto i compiti o giustificare un ritardo: “La mamma non mi ha svegliato” , “Il cane mi ha mangiato il quaderno” , “L’autobus è rimasto bloccato nel traffico”. Serietà, ammissione delle proprie responsabilità, rispetto per l’intelligenza dei suoi cittadini.
Sindaco Doria, faccia la cosa giusta.

Genovesi: alziamo la voce.

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