Il Derby di Genova

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Non vai a vedere il Derby. Il Derby non si vede. Il Derby si gioca, si vive, si soffre.
Non conta se sei nella Sud o nella Nord: loro saranno sempre “le merde” e noi saremo sempre “Noi”.
I loro colori sono un pugno nell’occhio, brutti, sgraziati, non abbiamo un capo di abbigliamento in tutta la casa che li ricordi. I nostri si che sono colori.
Loro sono pochi.
Sono meno di noi.
I loro cori non si sentono.
Le nostre bandiere sono molte di più delle loro e più belle.
Ma quando dal loro fottuto sprofondo, 150 metri davanti a te, gridano “gol” capisci che la vita è una merda, l’arbitro un cazzone avariato che non ha visto un fuorigioco, che neanche tu hai visto, ma deve esserci, deve, perché perdere il Derby è bruttissimo e non vuoi che accada.
Si mugugna in gradinata: “Certo che però abbiamo una difesa di merda” … “Con questo attacco non andiamo da nessuna parte, non segnano neanche con le mani”. Comunque è il culo che li ha fatti segnare, invochi i cambi, gridi al tuo allenatore la tua ricetta per la salvezza, disperato, paralizzato da quell’urlo nemico “gol” che ti scorre nelle vene.
I nostri, in campo, rivelano tutta la loro natura umana. Non sono divinità, cazzo. Sono esseri umani rammolliti dalla paura. Migliaia di tifosi avversari li insultano perché sono il nemico, tutti gli altri li insultano perché stanno perdendo.
Sventoli la bandiera. Riprendi a cantare. Perché Noi cantiamo e trema tutto lo stadio. Ci sente tutta la città. FORZA ….. !!! (aggiungere Genoa o Doria a seconda dei gusti)
“A figgi de bagasce avansi de casin, se nu ve piaxe a mussa, se nun ve piaxe a mussa… A figgi de bagasce avansi de casin, se nu ve piaxe a mussa, susseve stu belin!”* la cantiamo sia Noi che loro. Noi meglio, inutile dirlo.
Finisce il primo tempo. Cala il silenzio. Il barbaro invasore ci sta battendo, c’è chi chiama a casa, chi si rolla un cannone, chi fa finta di niente, ma dentro si sente morire. Ti alzi e gridi: “MEEEEEEEEEEEEEEEEEEEERDEEEEEEEEEEEEEEE!” con tutta la gola che hai, nei confronti dei dirimpettai. Qualcuno ti applaude, qualcuno scrolla la testa pensando che hai fatto bene, ma ormai è tutto inutile. Si. E’ tutto inutile. Il secondo tempo sarà un massacro. La nostra squadra è piena di pappemolli, fighetti di merda, li odi, “giocassi io, cazzo!”. Ce ne faranno altri 2 o 3.
Entra l’arbitro. “Meeeeeerdaaaaaaa!” arriva dalla loro curva. Almeno su una cosa siamo d’accordo.
Entrano loro. Fischi. Parolacce. Tutte quelle che sai.
Entriamo noi. Di colpo tutta la paura la lasci sui gradoni, ti alzi in piedi e canti per i tuoi colori. Canti l’Inno con le lacrime agli occhi, abbracci i tuoi vicini, perché sono fratelli nella sofferenza. Stiamo perdendo il Derby: il mondo sta per finire. Che finisca con i nostri cori alti nel cielo di questa sera di fine Settembre.
Segna. Di piede, di testa, di culo, ma segna. Ti prego. E intanto canti, salti, inciti questa banda di mammolette…
Aspetta…
Aspetta un attimo…
Ci ha dato un calcio d’angolo…
Vola come una sferica tortorella sopra le loro teste, intatta, leggera…
Qualcuno la tocca, poi un altro, la rete si gonfia. GOL.
L’istante in cui la palla gonfia la rete è così silenzioso che tutte le ottantamila orecchie presenti percepiscono il cuoio strofinarsi con la corda. E’ come lo scorrere dell’acqua da una fontana per il viandante nel deserto. Gol! Pareggio!
Fai parte di un urlo di diecimila polmoni e salti e ami tutta la Gradinata, lo stadio, l’Umanità intera. La vita è bella, meravigliosa, i miracoli esistono. E’ un rombo di voce che spettina la città fino …. (“al mare” in caso di gol del Genoa / “ai monti” in caso di gol della Samp) e loro li vedi puntini stinti dalla tristezza, sgomenti.
Siamo uno pari, tutto ricomincia. Vogliamo vincere.
La vita stessa ricomincia. Ti vuoi ricomprare la moto, la casa, fare un figlio, riprendere gli allenamenti e dare una mano a sti undici carciofi che senza di te il pareggio non lo tengono.

Ecco. In maniera molto edulcorata, questo è come Noi e loro viviamo il Derby di Genova. Dagli spalti, dal divano, dalla radiolina, siamo tutti messi così. Ci odiamo veramente, per novanta minuti e poi ci si incontra per strada come niente fosse, salvo che, fino al Derby di ritorno chi ha vinto ha il diritto/dovere di prendere per il culo lo sconfitto. Questo è il Derby di Genova. Godetevi lo spettacolo.

 

*La traduzione del canto sopra citato è la seguente: “Oh figliuoli di una prostituta, avanzi di postribolo, nel caso in cui la vagina non rientrasse tra i vostri gusti, vogliate gradire codesto pene.”

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3 comments

  1. Bellissimo! non potevi descrivere meglio lo stato d’animo di un derby, qualunque sia. In quei momenti emerge il “peggio” del tifoso e un profondo senso di appartenenza alla squadra, alla tifoseria. Esulti, gridi e sudi … ti unisci ai cori, inciti la squadra … scusa ma ieri la partita non è finita con un pareggio … ops ho toccato un tasto dolente?! io avrei fatto uguale! anzi al prossimo derby nel caso, come si dice a Roma ce dicesse zella, ti faccio scrivere la cronaca sul mio blog … ovviamente rivisitata e corretta 🙂

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