immagine “L’intaggabile”

 

aaa aaa icone

Immobile da un tempo immemorabile, con le viscere che ribollono, me ne sto qui dietro la lunga tenda del salotto. Nascosto con le spalle al muro.
Li spio, attraverso il disegno morbido, e li vedo “whazzappare” in questa serata ormai alla fine, taggare amici stanchi e pure un po’ tristi su Facebook, lamentandosi per l’incombente Lunedì.
Atteggiamento inaccettabile. Cosa dovrei dire io che sono qui fermo da tutto questo tempo? Mi verrebbe voglia di saltare fuori urlando, terrorizzandoli, per vedere se questo Lunedì è davvero così terribile… Non lo sanno che andare a lavorare è un privilegio e una fortuna? Di che si lamentano? Io che dovrei dire, visto che sono qui gratuitamente? E poi, quello che stanno dicendo, lo dicono all’altro o allo smartphone?
[Mi sono scaldato ok, ma adesso mi calmo. Pressione alta, di sicuro. L’età, certo anche quella influisce. Sono stanco, logoro, arrugginito dentro, ma non mi lamento. Mai nessuno ha sentito un mio lamento.]
Smidollati.
Questi dovrebbero essere un uomo e una donna? Questi dovrebbero crescere le nuove generazioni? Non hanno un libro in casa, ma la tv sempre accesa in una stanza e la playstation nell’altra.
Li guardo inseguire il figlio per fargli lavare i denti, per convincerlo a mettere il pigiama e poi andare a letto. Prima il bambino e poi loro, lamentandosi ancora, inesorabilmente, per tutta questa vita che gli tocca vivere.
Ingrati.
Alle mie spalle la pioggia sciacqua i muri da ore, la parete è gelida, ma io resisto senza un brivido. Immobile aspetto che le porte si chiudano, le luci si spengano e le ultime braci di voce lentamente diventino cenere. Dopo dieci minuti di silenzio anche gli schermi dei due smartphone si spengono.
I minuti della notte si dilatano e, nel riflesso dello specchio, mi sembra di vedere le lancette dell’orologio ferme. Manca un minuto alle ventidue ed un lampo, scappando da un tuono, mi toglie ogni dubbio illuminando la parete. Sono quasi le dieci di sera e il mio momento sta per arrivare.
Se conto fino a sessanta, abbastanza lentamente, il minuto che manca passerà in fretta.

Uno…due…tre….
[un inverno così freddo sono anni che non capita]

….trentadue….trentatre…trentaquattro….
[se penso a quei due mi sento bollire dentro]

…cinquantasei…cinquantasette…
[ci siamo quasi! Dai! Dai!]

Il termostato finalmente scatta e l’acqua bollente, che mi scorre nelle vene, lentamente si raffredda. Fuori la pioggia cade e, tra me e la parete, cresce una piccola macchia di muffa. L’umidificatore di ceramica dozzinale, che mi hanno appeso addosso, è vuoto: quei due non sono in grado di badare nemmeno a un calorifero.
Animali.

Annunci

4 commenti

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...