La battaglia

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Ho visto con i miei occhi il primo proiettile partire, compiere la sua parabola, alto contro il cielo azzurro e le nubi lontane, e poi piombare giù ad esplodere in mezzo a tre persone, colpite tutte inesorabilmente.
Dopo quello, silenziosi ne son partiti altri cinque, sei, dal fianco destro e sono andati a segno con fragore.
La folla sembra attonita ed in parte indifferente. Osserva ciò che accade come se nulla fosse.
Gli “altri” non tardano a reagire con potenza sproporzionata: secchiate di acqua gelata dalla balaustra, sulle calde schiene nude del nemico sottostante, pareggiano il conto.
Dal bar la musica tamarra fomenta lo scontro, ragazzini con armi leggere schizzano riluttanti sciure in costume con chirurgico cinismo balneare.

Tra mezz’ora le seconde linee avranno finito la parmigiana di melanzane e l’amaro del Capo e si uniranno, numerosi, alla pugna. A quel punto non ci sarà un solo centimetro quadrato di suolo secco, nessuna distinzione tra sabbia e mare.
Nessuno può più sottrarsi alla battaglia. Non ha senso uscire asciutti dal Ferragosto in spiaggia.
Prendo il mio secchiello e vado. Viva l’Italia!

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