immagine Moscerini e sudore

Il 15 Agosto dell’anno 778 la retroguardia dell’esercito di Carlo Magno subisce un’imboscata ad opera dei Baschi e soffre gravissime perdite.

“Un attacco vigliacco” sostenne Carlo.

“Ho paura, scappiamo” disse Orlando prima di morire.

“Questa è casa mia” ringhiò l’uomo che lo uccise.

La storia di questo fatto d’armi ha camminato per più di trecento anni di bocca in bocca, attraverso le stagioni e i cambiamenti di una società in evoluzione, per atterrare finalmente sulla pergamena della Chanson de Roland intorno al 1100.

L’infame imboscata sui Pirenei è diventata così l’epica Battaglia di Roncisvalle e il vile brigante basco si è trasformato nell’imponente armata saracena.

A parte la sostanziale variazione dei fatti, questo capolavoro di letteratura medievale francese, conserva intatti i valori contenuti in questa storia.

E’ su questi valori che rifletto questa mattina, accarezzato da una brezza leggera che sa di Mediterraneo e di sabbie lontane:

La fedeltà ai propri colori, alla propria Fede, in opposizione alla fede del nemico.

L’Onore, da tutelare ad ogni costo e con ogni mezzo.

L’Eroismo in battaglia.

Tutti valori che anche io ho sperimentato e vissuto molte volte nella mia vita, l’ultima proprio ieri sera.

 

Sono alti la metà di me, i miei nemici, e si scagliano contro la nostra porta con ardore e nessuna paura. Corsa veloce e squadra corta, spregiudicatezza e tiri forti, che spaventano il nostro portiere, loro coetaneo.

Ho più anni io di loro tre messi assieme, più esperienza, forza fisica e psicologica. Loro hanno un’ala coraggiosa ed un regista coi fiocchi con la maglietta verde, uno di quelli che salta l’uomo.

I moscerini a migliaia litigano con la luce dei fari che illuminano il nostro campo da calcio improvvisato, due righe per terra a segnare i pali, una ringhiera per traversa e nessun arbitro, che ce lo facciamo da noi.

Siamo sotto 8 a 5, o 9 a 7 a seconda delle opinioni, e il mio centravanti mi implora di non limitarmi solo a difendere e a passargli la palla per fargli far gol, ma di giocare davvero, di tirare anch’io a far gol. Nel suo sguardo la cieca Fede nell’Arma Finale: un adulto che gioca “sul serio” contro dei bambini.

 

A voi forse hanno insegnato che il calcio è uno sport. Che si gioca con lealtà, fair-play… Niente di tutto questo.

Ogni calciatore, ogni tifoso, al fischio d’inizio è un Orlando ed il suo avversario è immancabilmente il Saraceno. Lo stadio Maracanà, il campetto di periferia, lo spiazzo in cemento dell’oratorio sono la loro Roncisvalle ed ogni partita si prova a vedere se la storia cambia, se questa volta il Buon Orlando riuscirà a battere il Malvagio nemico. Questo è il calcio, ad ogni livello.

Violare le regole è la prima regola, che salvare la pelle in battaglia è più importante dello stile, così come fare gol (o evitare di incassarlo) ad ogni costo.

Si spinge, si sgambetta, si usano le mani di nascosto, si compiono nefandezze di ogni tipo a patto che l’arbitro non veda.

Sia chiaro: quando si gioca coi bambini tutto viene edulcorato. Sono cuccioli che giocano alla caccia e fanno una tenerezza incredibile. Non si devono far male, solo capire come difendersi e come tirare fuori il coraggio. E così ti trovi un coso di trenta chili, con la maglietta verde, che difende la palla come un centravanti consumato, appoggiandosi di schiena sulla tua coscia, che pesa come lui.

Coi cuccioli la fine della partita avviene per sfinimento dei giocatori, il tempo non esiste. Si finisce ridendo sfatti, contenti di aver fatto ciascuno qualche gol o di esserci arrivato vicino.

Diverso è il discorso quando parliamo di Calcio. Non conta che si stia giocando un mondiale o una partita tra amici: si gioca a pallone, è una cosa seria.

Si deve prendere la palla. Se prendi anche la caviglia dell’avversario non conta. Si deve prendere la palla.

Quando la palla è lontana in genere anche l’arbitro è lontano. E’ una splendida occasione per conversare con il tuo marcatore dei suoi parenti più stretti. La mamma, la figlia, la fidanzata. Solo lui sente e non può reagire, almeno non adesso, non in modo plateale. Deve aspettare il primo contrasto o, meglio ancora, la prima mischia su calcio da fermo, quando si tirano capelli, pugni nella schiena, ginocchiate, morsi e graffi. Tutto fortuito. Tutto casualmente premeditato.

Per ogni palla che lui ti ruba, per ogni gol che realizzi, ti porti sulla pelle il ricordo che il tuo Saraceno ha scelto per te.

I tuoi tifosi esultano per colpo inferto e protestano perchè per l’arbitro è un fallo; e quando il tuo avversario, tre minuti più tardi, ti rende la pariglia si infuriano chiedendo la sua espulsione.

Corri. Corri fino allo sfinimento, non centellinare le energie e la passione, che sugli spalti tutti cantano perché gli Dei siano al tuo fianco, tutti gridano perché in campo non possono scendere, che sull’erba spetta a te combattere. In gradinata ci credono, vedono in te l’Arma Finale, sugli spalti migliaia di bambini credono in Dio, Babbo Natale ed in un 2 a 1 in rimonta all’ultimo minuto di recupero.

E allora corri, maledetto fighetto, corri come questi bambini felici, che sudano impastati di moscerini, dietro ad una palla che prendono e perdono in un duello infinito.

Salta l’uomo, almeno provaci, non buttarti a terra fingendo di star per morire. Per Dio: gioca a pallone!

Se prendi un calcio continua a correre, cadi solo se ti abbattono e rialzati subito, trascinati dietro il tuo marcatore, sollevati da terra come una quercia volante e segna di testa questo cazzo di gol che da sempre aspettiamo!

E’ così che si gioca a pallone. E’ così che si vive “il pallone”.

E’ così che io e i miei minuscoli amici abbiamo passato tutto il dopocena, guadagnandoci il nostro spazio immaginario nell’album delle figurine. Come dei piccoli Paolo Rossi, riserva del Como, che secoli dopo verrà cantato come l’Eroe della Battaglia di Sarrià del 1982.

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4 comments

  1. Già il titolo mi aveva conquistata: “Moscerini e sudore” quasi poetico 🙂 poi mi è venuta in mente questa frase: “Certi bambini sopravvivono alla loro infanzia come i soldati alla guerra” – Camila Batmanghelidjh –
    Complimenti 🙂 Baci, Baci
    Paola Cerroni

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  2. In vergognoso ritardo nella lettura ma con gli occhi che vibrano per l’emozione; perché chi il calcio lo VIVE, quello che hai scritto lo sente dentro e lo riconosce scorrendo le tue parole. Grande Aurelio. Come sempre.

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